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Ditta esterna in azienda per pochi giorni: chi doveva fermarsi a chiedere

Una ditta esterna in azienda per tre o quattro giorni: un imbianchino, un manutentore. Per un lavoro così piccolo molti titolari pensano che bastino contratto e visura. Una sentenza depositata il 10 ottobre 2026 mostra dove questa abitudine si rompe. E chi paga: in quel caso, anche il consulente esterno che faceva da RSPP.
Il caso: un’impresa esterna, un trabattello e un carrello elevatore
La pronuncia è la Cass. pen., sez. IV, n. 35771 del 10 ottobre 2026. In uno stabilimento lombardo due artigiani tinteggiavano un magazzino da un trabattello con il piano a circa 3,4 metri. Un carrellista dell’azienda committente, in retromarcia e con un carico che gli copriva la visuale, ha urtato una ruota del trabattello. La struttura ha ruotato e uno dei due artigiani è caduto ed è morto.
Nessuno aveva valutato che carrelli e trabattelli avrebbero lavorato nello stesso ambiente, e il DUVRI non era stato redatto. Al procuratore della società, delegato ex art. 16 del D.Lgs. 81/2008, erano contestati l’omessa informazione sui rischi, il mancato coordinamento e il DUVRI non redatto. La sua posizione e quella degli altri imputati sono state definite a parte, con richiesta di applicazione della pena. È rimasto a processo l’RSPP, un consulente esterno: condannato per cooperazione colposa in omicidio colposo in primo grado e in appello, ricorso rigettato.
Che cosa sapeva l’RSPP
Il 6 maggio era stato avvisato che a inizio giugno un imbianchino con trabattello avrebbe lavorato nello stabilimento. Il 28 maggio aveva ricevuto i documenti dei lavoratori autonomi. Alla sua domanda su che lavoro avrebbero fatto, la risposta era stata una parola: «imbiancare». Per la Corte avrebbe dovuto «tempestivamente attivarsi per acquisire le eventuali informazioni mancanti», capire il rischio interferenziale e segnalare al delegato la necessità del DUVRI.
«Sono meno di cinque uomini-giorno»: una stima non è una prova
La difesa sosteneva che il DUVRI non era dovuto. L’art. 26, comma 3-bis esclude i lavori non superiori a cinque uomini-giorno, e dall’importo (4.200 euro) ne ricavava 4,2. La Corte ha risposto che quella durata «non costituiva un dato contrattualmente stabilito o storicamente accertato»: era «il risultato di una stima difensiva», ipotetica e opinabile.
La lezione è pratica: se usi l’esenzione, il conteggio va fatto prima e scritto. Per la legge gli uomini-giorno sono la somma delle giornate di lavoro necessarie, riferita a un anno dall’inizio dei lavori. Due artigiani per tre giorni fanno sei uomini-giorno, non tre.
Oltre ai lavori brevi, il comma 3-bis esenta i servizi intellettuali e le mere forniture. Ma l’esenzione non vale, qualunque sia la durata, se ci sono rischio di incendio elevato, ambienti confinati, agenti cancerogeni, mutageni, tossici per la riproduzione o biologici, amianto, atmosfere esplosive o i rischi dell’Allegato XI. E soprattutto il comma si apre con «ferme restando le disposizioni di cui ai commi 1 e 2»: verifica dell’idoneità, informazione sui rischi, cooperazione e coordinamento restano dovuti sempre. Ne parliamo in DUVRI obbligatorio: l’esenzione del comma 3-bis non esenta dall’articolo 26.
Lavori in appalto: perché risponde un RSPP esterno, che non decide e non spende
L’RSPP non ha poteri decisionali né di spesa: è un consulente del datore di lavoro, come dicono da anni le Sezioni Unite (Cass. pen. SS.UU. n. 38343/2014). Eppure la sentenza ribadisce che può rispondere dell’infortunio «a titolo di colpa professionale». Se avesse segnalato il problema, si presume che il datore avrebbe provveduto: il suo silenzio ha pesato sull’evento.
Per il titolare non è una buona notizia. La responsabilità dell’RSPP si aggiunge a quella dell’azienda: nominare un consulente non sposta gli obblighi del datore (vedi Ho nominato l’RSPP: la responsabilità del datore di lavoro è ancora mia?). E chi delega conserva l’obbligo di vigilare sul delegato (art. 16, comma 3): ne parliamo in Delega di funzioni: cosa non esonera mai il datore di lavoro.
Ditta esterna in azienda: dove si è rotta la catena
Il guasto non è un documento mancante: è un’informazione che non ha fatto la strada giusta. Chi ha chiamato l’imbianchino sapeva che avrebbe lavorato in quota fra i carrelli. Chi doveva valutare il rischio ha ricevuto la parola «imbiancare».
L’art. 18, comma 2, obbliga il datore a informare il servizio di prevenzione e protezione sull’organizzazione del lavoro. Un lavoro in appalto nello stabilimento è proprio questo. Se nessuna regola dice chi avvisa chi, e con quali dettagli, ogni ingresso dipende dalla memoria di qualcuno.
Anche senza infortunio, il mancato coordinamento e cooperazione con le imprese appaltatrici e il DUVRI non redatto quando dovuto sono contravvenzioni punite con l’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 2.135,76 a 8.543,02 euro (art. 55, comma 5, lett. d), D.Lgs. 81/2008, importi rivalutati per le violazioni commesse dal 6 ottobre 2023). Se poi l’infortunio accade, l’omicidio colposo con violazione delle norme antinfortunistiche è punito con la reclusione da due a sette anni (art. 589, comma 2, c.p.). Sul committente la Cassazione non fa sconti: vedi quando l’infortunio in appalto lo paga il committente.
La checklist prima che una ditta esterna entri in azienda
- Una regola scritta d’ingresso. Nessuna impresa o lavoratore autonomo entra senza che lo sappiano il delegato e l’RSPP, con un anticipo fissato.
- Una descrizione vera del lavoro. Non «imbiancare», ma dove, con quali attrezzature (trabattello, scala, piattaforma), a che altezza, quante persone, in quali orari.
- Che cosa succede intorno. Quali reparti restano attivi, dove passano carrelli e pedoni, quali impianti restano in funzione.
- Il conteggio degli uomini-giorno messo per iscritto nell’ordine o nel contratto, se si intende usare l’esenzione dal DUVRI.
- La verifica dell’idoneità tecnico-professionale dell’impresa o dell’artigiano (art. 26, comma 1, lett. a).
- L’informazione sui rischi dell’ambiente e sulle misure di emergenza, consegnata e firmata (art. 26, comma 1, lett. b).
- La separazione delle lavorazioni: area delimitata, transito dei carrelli sospeso o deviato, un referente interno presente.
- I costi della sicurezza da interferenza indicati nel contratto, non soggetti a ribasso (art. 26, comma 5).
Se ti serve un metodo, non un modulo
La procedura per le ditte esterne deve funzionare anche il giorno in cui il responsabile è in ferie. Per impostarla, o verificare quella che hai, puoi partire dalla nostra consulenza sulla sicurezza sul lavoro.
Domande frequenti
L’RSPP esterno ha una responsabilità penale?
Sì, può averla. Non ha poteri decisionali, ma risponde a titolo di colpa professionale se non segnala un rischio che doveva conoscere: lo ribadisce la Cass. pen. sez. IV n. 35771/2026. La sua responsabilità si aggiunge a quella del datore di lavoro, non la sostituisce.
Per un lavoro sotto i cinque uomini-giorno non serve niente?
Non serve il DUVRI, se non ci sono i rischi particolari elencati nel comma 3-bis. Restano però la verifica dell’idoneità, l’informazione sui rischi, la cooperazione e il coordinamento. E il conteggio va documentato prima: una stima fatta dopo l’infortunio non regge.
Chi deve avvisare l’RSPP quando arriva una ditta esterna in azienda?
Il datore di lavoro, o chi ha la delega, deve fornire al servizio di prevenzione e protezione le informazioni sull’organizzazione del lavoro (art. 18, comma 2). L’RSPP, dal canto suo, deve chiedere ciò che manca. Conviene che una procedura interna dica chi lo fa e con quali dati.
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