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Analisi dei rischi Approfondimenti

Ambienti sospetti di inquinamento o confinati

Ambienti

Per la prevenzione degli infortuni negli ambienti sospetti di inquinamento o confinati è fondamentale l’elaborazione di adeguate procedure di emergenza e di salvataggio.

È importante sia per gli operatori in ambienti confinati, sia per chi si trovi a soccorrere altri, la formazione sul potenziale pericolo di asfissia ed intossicazione.

È risaputo che le vittime principali in ambienti confinati siano i soccorritori, non essendo adeguatamente informati sui pericoli e rischi presenti e non sapendo come procedere.

È dovere del datore di lavoro provvedere all’elaborazione del piano di emergenza in relazione agli ambienti confinati, alla messa a disposizione dei lavoratori di idonei mezzi e dispositivi di salvataggio e all’informazione, formazione e addestramento dei lavoratori anche per la gestione delle emergenze.

La pianificazione delle emergenze dovrà prendere in considerazione tutte le eventuali imprese presenti nell’area circostante l’ambiente confinato e le attività svolte.

Si dovrà poi rendere disponibile e consultabile la procedura agli operatori negli ambienti confinati, alle altre imprese e agli addetti emergenze e agli addetti di primo soccorso.

Il piano di emergenza non può essere standardizzato, ma deve essere formulato tenendo conto della natura dell’ambiente confinato, dei rischi identificati e del tipo di soccorso da effettuare e deve riportare tutte le misure necessarie da attuare sulla base di possibili scenari incidentali.

È importante sapere che il tempo a disposizione per un soccorso di successo è molto limitato e che la scelta della tipologia di soccorso da impiegare deve essere effettuata caso per caso, in base alla valutazione specifica di ogni ambiente confinato, ma deve essere sempre garantita la tecnica di autosoccorso.

Tipologie di soccorso

AUTOSOCCORSO

Il lavoratore dello spazio confinato deve essere in grado di riconoscere una situazione critica ed uscire autonomamente e tempestivamente.

In questo caso è necessaria una valutazione dei rischi e una formazione specifica degli operatori.

NON INGRESSO IN SALVATAGGIO

Sistema di recupero dell’operatore dall’esterno dell’ambiente confinato con il sistema del “cordone ombelicale”.

L’operatore è munito di un’imbragatura di salvataggio ancorata ad una fune collegata ad un sistema di recupero che viene azionato dall’operatore esterno.

Questo sistema viene impiegato nei casi in cui sussistano dei dubbi sulla pericolosità dell’atmosfera, a seguito di bonifica dell’area confinata, e prevede necessariamente il sollevamento verticale dell’infortunato.

Il sistema non può essere impiegato in casi in cui la conformazione dell’ambiente stesso non lo permetta, o quando ad operare all’interno dello spazio confinato siano due operatori che potrebbero intralciarsi durante le lavorazioni o inficiare la validità dell’intero sistema di sicurezza, o quando l’infortunato presenta un trauma cranico o alla colonna vertebrale.

ENTRATA IN SALVATAGGIO

Operazione che, attentamente pianificata ed eseguita, prevede l’ingresso di un soccorritore all’interno dell’ambiente confinato per il recupero del lavoratore incidentato.

Il soccorritore deve:

  • essere consapevole dei rischi e della natura dell’ambiente confinato;
  • essere dotato di tutti i dispositivi di protezione;
  • rivalutare il piano di soccorso in caso di eventi mutevoli.

È necessario prevedere all’esterno dei soccorritori di riserva che intervengano in caso di difficoltà.

Elementi da definire nel piano di emergenza per le procedure di soccorso di “non ingresso in salvataggio” e “entrata in salvataggio”:

– Numero delle persone che devono stazionare all’esterno dello spazio confinato con funzioni di sorveglianza/allertamento ed eventuale primo soccorso.

All’esterno dell’ambiente confinato deve sempre permanere almeno una persona con la funzione di sorveglianza/allertamento, la quale non deve mai entrare nell’ambiente confinato e deve vigilare con continuità sull’attività in corso;

– Numero delle persone della squadra di soccorso aziendale, che devono essere sempre reperibili e disponibili nei pressi del luogo confinato per poter intervenire tempestivamente in caso di necessità;

– Modalità di allertamento della squadra di soccorso e degli enti di pubblico soccorso (SUEM e Vigili del fuoco);

– Attrezzature di emergenza necessarie, che devono essere disponibili nell’immediato per effettuare il soccorso:

  • dispositivi: di allarme; per la ventilazione; di monitoraggio dell’ossigeno o di rilevazione di agenti contaminanti;di protezione delle vie respiratorie (maschere a filtro o autorespiratori)
  • fune di salvataggio con moschettone di sicurezza;
  • dispositivi meccanici di recupero di persone prive di conoscenza;
  • mezzi di comunicazione tra interno ed esterno; telo di scorrimento in pvc;
  • equipaggiamento di primo soccorso e il kit per la rianimazione.
Devono in ogni caso essere scelte e predisposte le attrezzature di salvataggio idonee in base alla tipologia di soccorso e alle caratteristiche e ai rischi dell’ambiente confinato in cui si effettua il salvataggio.

Il numero di addetti all’emergenza/salvataggio deve essere proporzionale al numero di lavoratori operanti all’interno dell’ ambiente confinato e alla complessità delle operazioni di soccorso, il datore di lavoro deve tener conto delle variabili legate a tipologia, struttura e atmosfera dell’ambiente confinato stesso.

Da tenere in considerazione è la possibile esigenza di intervento contemporaneo con attività di recupero, attività di primo soccorso esterno o interno allo spazio confinato e con attività di supporto operativo ai soccorritori.

 Formazione

Il piano di emergenza non è però sufficiente a garantire un soccorso efficace.

Infatti è assolutamente necessario che la squadra di salvataggio disponga delle competenze idonee ai tipi di emergenza previste, sia formata e addestrata adeguatamente e abbia a disposizione i dispositivi di protezione, e che i soccorritori siano stati addestrati all’utilizzo e li indossino nella modalità corretta.

Il soccorritore deve anche possedere delle competenze sanitarie di primo soccorso, oltre a competenze nell’uso di strumentazioni tecniche.

Chiamate di emergenza

Il datore di lavoro, nell’elaborazione del piano di emergenza, deve descrivere le modalità di chiamata al SUEM 118, ai Vigili del Fuoco, oltre a prevedere i possibili scenari e le rispettive misure di soccorso da porre in essere nello specifico.

È necessario quindi che in fase di redazione del piano di emergenza venga descritta la procedura di chiamata agli enti di soccorso, con informazioni precise:

  • La persona incaricata alla chiamata, la quale deve essere a conoscenza dei rischi presenti nell’ambiente confinato per dare le adeguate indicazioni;
  • nome dell’azienda, luogo e indirizzo del luogo da raggiungere;
  • proprio nome e il numero dal quale si chiama; la tipologia di incedente in corso;
  • numero di lavoratori coinvolti.

Sarebbe utile, inoltre, rendere noto il piano di emergenza con la valutazione dei rischi presenti nell’ambiente confinato e fornire una lista delle informazioni utili circa i pericoli che potrebbero dover affrontare gli operatori del soccorso pubblico.

 Regole fondamentali riguardo il piano di emergenza:
  • unico e chiaro, non deve suggerire soluzioni alternative per ciascuna situazione di emergenza;
  • schematico, snello e di facile lettura;
  • Analizzare tutti i possibili scenari incidentali e fornire le indicazioni sulle modalità per un intervento in totale sicurezza;
  • Prendere in considerazione le possibili sostanze chimiche presenti e i rischi associati
  • conoscibile a tutti gli operatori e questi devono essere perfettamente addestrati per ogni singolo caso di emergenza.

Gli operatori non devono limitarsi ad una semplice lettura delle procedure, ma devono eseguire prove pratiche per ridurre le incertezze nel soccorso e le possibili dimenticanze che potrebbero verificarsi in uno scenario reale.

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Andrea Reali
Chi l’ha scritto

Andrea Reali

Amministratore e responsabile tecnico · Professore a contratto

Professore a contratto in Igiene Ambientale, Dipartimento di Sanità Pubblica, Medicina Sperimentale e Forense, Università di Pavia (dal 2013) · Abilitato RSPP per tutti i macrosettori ATECO · Consulente Tecnico Ambientale (C.S.E.A.) · Docente-formatore qualificato ai sensi del D.I. 6 marzo 2013

Guida SPL dal 2013 come amministratore e responsabile tecnico: è la firma tecnica dietro i documenti e la formazione dello studio. Laureato a Pavia in Tecniche della Prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro, segue salute e sicurezza sul lavoro, ambiente, igiene ambientale e alimentare come RSPP per enti pubblici e aziende private. Le stesse materie le insegna all'Università di Pavia: è questo doppio sguardo — chi la norma la applica e chi la spiega — il filo di ciò che SPL mette per iscritto.

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