Analisi dei rischi Sicurezza sul Lavoro
Lavoro in solitaria: è vietato? Cosa deve fare il datore di lavoro

Il lavoro in solitaria non è vietato dalla legge italiana, salvo alcuni casi precisi. È però un rischio che il datore di lavoro deve valutare nel DVR e coprire con una cosa molto concreta: un modo per dare l’allarme e ricevere soccorso quando nessuno è lì a vedere.
La domanda arriva di solito così: un manutentore che fa il turno di notte da solo, un magazziniere che chiude il capannone, un tecnico mandato presso un cliente. È ammesso? Sì. Senza averci pensato prima? No, e qui sotto vediamo perché.
Il lavoro in solitaria è vietato dal D.Lgs. 81/2008?
No. Nel Testo unico non c’è un articolo che vieti in generale di lavorare da soli, e nemmeno una definizione di «lavoratore isolato». C’è invece un obbligo più largo. L’art. 28, comma 1 chiede che la valutazione riguardi «tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori». L’art. 15, comma 1, lettera a) mette la stessa valutazione in testa alle misure generali di tutela.
Lavorare da soli non crea un pericolo nuovo. Cambia però le conseguenze di tutti gli altri: una caduta, un malore o una mano presa in una macchina diventano più gravi se nessuno se ne accorge per ore. È per questo che la condizione va scritta nel documento e non lasciata all’abitudine.
Quando invece la legge lo esclude
Ci sono situazioni in cui la norma pretende una seconda persona. Negli ambienti sospetti di inquinamento, come pozzi, fogne, cisterne e caldaie, l’art. 66 vuole i lavoratori «vigilati per tutta la durata del lavoro» quando c’è dubbio sull’atmosfera. Nei lavori entro pozzi, fogne, cunicoli, camini e fosse, quando c’è o si teme la presenza di gas tossici o asfissianti o l’aria è irrespirabile, e quando si è accertata quella di gas infiammabili o esplosivi, l’art. 121, comma 5 chiede che i lavoratori siano «abbinati». In questi casi da soli non si entra: approfondiamo il tema in spazi confinati: chi può entrare.
Chi è un lavoratore isolato, in pratica?
Visto che la legge non lo definisce, serve un criterio pratico. Un lavoratore è isolato quando nessuno può vederlo o sentirlo mentre lavora, e quindi nessuno si accorgerebbe in tempo di un infortunio. Non conta quanti dipendenti ha l’azienda: conta chi c’è intorno in quel momento.
Gli esempi tipici in un’azienda industriale sono questi:
- il manutentore reperibile chiamato di notte o nel fine settimana;
- l’addetto che apre o chiude lo stabilimento;
- il magazziniere in un reparto lontano dagli altri;
- il tecnico che lavora presso un cliente o su un impianto remoto;
- l’autista che carica e scarica in un piazzale altrui.
Cosa deve fare il datore di lavoro per il lavoro in solitaria?
Tre passaggi: valutare, organizzare il soccorso, dare istruzioni scritte.
1. Scriverlo nel DVR
Il documento deve dire quali mansioni si svolgono da soli, in quali orari e con quali attività. Deve dire anche quali operazioni non si fanno mai da soli, per esempio, se la valutazione lo indica, certi interventi su impianti in tensione o in quota. Un DVR che descrive il reparto come se fosse sempre pieno di gente non ha valutato questo rischio. Se il tuo documento non ne parla, è il caso di riaprirlo: trovi come è fatto in DVR: cosa contiene e chi lo redige.
2. Organizzare il soccorso anche quando non c’è nessuno
Il piano di emergenza deve funzionare anche alle tre di notte. L’art. 43, comma 1 chiede al datore di organizzare i rapporti con i servizi pubblici di soccorso e di dare istruzioni per i casi di pericolo grave. L’art. 45 aggiunge i provvedimenti di primo soccorso, «tenendo conto della natura della attività». Un piano che si regge sugli addetti presenti di giorno non copre chi è solo di notte: ne parliamo in emergenze aziendali: procedure e obblighi.
Per chi lavora fuori dalla sede c’è anche una regola precisa. L’art. 2, comma 5, del D.M. 388/2003 obbliga a dare a chi lavora «in luoghi isolati, diversi dalla sede aziendale» due cose: il pacchetto di medicazione e «un mezzo di comunicazione idoneo» per attivare rapidamente il sistema di emergenza sanitaria. Il contenuto del pacchetto è nell’allegato 2 dello stesso decreto, e lo trovi spiegato in cassetta di pronto soccorso: gli obblighi.
Riassumendo, i casi sono tre. Il lavoratore solo in sede ricade nelle regole generali (artt. 28, 43 e 45). Per quello fuori sede si aggiunge l’obbligo specifico del D.M. 388/2003. Chi deve entrare in un ambiente sospetto di inquinamento non può lavorare da solo.
3. Una procedura per il lavoro in solitaria
La procedura scritta risponde a quattro domande. Chi sa che quella persona è al lavoro da sola? Ogni quanto si fa sentire, o viene chiamata? Che cosa succede se non risponde, e chi interviene entro quanto tempo? Quali attività le sono vietate finché è sola? Senza la terza risposta, il contatto programmato resta una telefonata a vuoto.
Il dispositivo uomo a terra è obbligatorio?
Nessuna norma lo nomina. Il cosiddetto «uomo a terra» è un apparecchio che lancia l’allarme se il lavoratore resta immobile, cade o preme un pulsante. Diventa la misura giusta quando la valutazione dice che un contatto telefonico non basta: lavoro notturno, reparti isolati, attività dove un malore toglie la possibilità di chiamare.
Attenzione a un punto che spesso si scopre tardi. Se il dispositivo permette di localizzare il lavoratore, può rientrare fra gli strumenti di controllo a distanza dell’art. 4 dello Statuto dei lavoratori. Quella norma li ammette anche «per la sicurezza del lavoro», ma serve un accordo sindacale o, in mancanza, l’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro. Va verificato prima di distribuire gli apparecchi, non dopo.
Un esempio: il rischio che il DVR non vedeva
La Cassazione penale, sez. IV, n. 39765 del 2 ottobre 2015 racconta il caso di un autotrasportatore addetto al prelievo periodico di rottami di vetro. Era andato da solo presso lo stabilimento di un’altra azienda. Lo spazio era stretto, ha dovuto sganciare il rimorchio, e nel riagganciarlo è rimasto schiacciato fra la motrice e il rimorchio. È morto sul colpo.
Il responsabile del deposito, che aveva una delega in materia di sicurezza, è stato condannato per omicidio colposo. Nel DVR quella manovra non c’era, e l’autista non aveva ricevuto formazione né istruzioni su come farla. La Corte d’appello ha escluso che il suo comportamento fosse imprevedibile: faceva un’attività delle sue mansioni, «da solo, senza ausilio di altro collega», senza che nessuno gli avesse spiegato come farla. La Cassazione ha confermato.
Va detto con precisione: la sentenza non dice che lavorare da soli sia vietato, e la morte non è dipesa da un soccorso arrivato tardi. Dice una cosa più utile. Il lavoro fuori sede e senza colleghi è proprio quello che il DVR tende a non vedere, e in giudizio quel vuoto pesa sul datore e su chi ha la delega. Sul confine fra errore del lavoratore e responsabilità del datore trovi di più in comportamento imprudente del lavoratore.
E il lavoro notturno in solitaria?
È il caso più frequente e quello dove il soccorso arriva più tardi. Valgono le stesse regole, con un’attenzione in più ai tempi di intervento e alla stanchezza. Ne parliamo in lavoro notturno e sicurezza. Se vuoi capire se il tuo documento copre chi lavora da solo, possiamo rivederlo insieme: è il lavoro che facciamo nella consulenza sulla sicurezza sul lavoro.
Domande frequenti
Il lavoro in solitaria è vietato?
No, non esiste un divieto generale. È escluso solo in casi precisi, come gli ambienti sospetti di inquinamento (art. 66 D.Lgs. 81/2008) e gli scavi con gas pericolosi (art. 121, comma 5). Negli altri casi è ammesso, ma va valutato nel DVR.
Che cosa deve dare il datore a chi lavora in un luogo isolato?
Se il lavoratore opera in luoghi isolati diversi dalla sede, l’art. 2, comma 5, del D.M. 388/2003 impone il pacchetto di medicazione dell’allegato 2 e un mezzo di comunicazione idoneo ad attivare rapidamente il sistema di emergenza.
Il dispositivo uomo a terra è obbligatorio?
Nessuna norma lo impone per nome. Diventa necessario quando la valutazione dei rischi mostra che un contatto programmato non basta. Se localizza il lavoratore, va verificato l’art. 4 dello Statuto dei lavoratori prima di usarlo.
Il lavoro in solitaria va scritto nel DVR?
Sì. L’art. 28 chiede di valutare tutti i rischi, e lavorare senza nessuno intorno cambia le conseguenze di ogni infortunio. Il DVR deve dire chi lavora da solo, quando, e quali attività non può svolgere da solo.
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